Come scegliere il nome di dominio del sito web

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Il nome di dominio è importante perché identifica il tuo sito ed è la base della tua identità online.
Influisce sul modo in cui ti percepiscono gli utenti e i motori di ricerca e dovrebbe raccontare chi sei, rimanendo breve e semplice da scrivere, pronunciare e ricordare. In questo articolo vediamo insieme come trovare il nome di dominio giusto per il tuo sito.

Indice

Un po’ di tecnica, che cosa è un dominio?

In termini semplici, il dominio è l’indirizzo web del tuo sito. Ma per gli interessati all’aspetto tecnologico, chiariamo in modo veloce che cos’è un dominio tecnicamente parlando.

Internet è una rete di livello mondiale formata da molte reti più piccole (ad esempio reti aziendali, domestiche o di provider), composte da dispositivi che comunicano tra loro usando indirizzi numerici chiamati indirizzi IP. Possiamo immaginare l’indirizzo IP come il numero civico di casa nostra, mentre la rete Internet come l’insieme delle strade della città. I dati che si spostano nella rete e permettono ai dispositivi di comunicare tra loro sono come le automobili che viaggiano su queste strade.

Questo sistema di indirizzi IP è da sempre un modo efficace per far comunicare dispositivi informatici anche molto lontani, ma dal punto di vista delle persone presenta un grosso difetto. Per noi è molto più semplice utilizzare parole di senso compiuto (miosito.it) invece di usare e ricordare sequenze di numeri complesse (come 039.034.113.25).

Per questo motivo sono stati creati i domini: ogni sequenza di lettere (come nomesito.it) è unica e viene collegata a un indirizzo IP di riferimento. Per far funzionare questo sistema, i provider e i fornitori di servizi Internet (ISP) mettono a disposizione i servizi DNS (Domain Name System), che ricevono le richieste che partono dal nostro dispositivo verso un indirizzo testuale e le traducono nel corrispondente indirizzo IP numerico di destinazione. In questo modo possiamo raggiungere i siti web in maniera semplice e intuitiva, senza dover usare direttamente i numeri.

I tipi di dominio web

Di solito, i domini che usiamo per i nostri siti web sono composti da due parti separate da un punto (miosito.it). Questo tipo di dominio è chiamato di secondo livello, ed è composto da:

  • Nome di dominio, che è tutto ciò che sta prima del punto (nome.estensione).
  • Estensione, che è tutto ciò che sta dopo il punto (nome.estensione),
    questa è chiamata anche TLD (Top Level Domain) o dominio di primo livello.
    Esempio: .it, .com, .org, ecc.

Esistono anche i domini di terzo livello, chiamati sottodomini, che aggiungono una parte prima del nome di dominio principale, separata da un punto (ad esempio blog.miosito.it). Alcuni piani di hosting permettono di crearli e utilizzarli.

Com’è fatto un buon nome di dominio

Il dominio è una parte sempre visibile del nostro progetto online: compare nei risultati di ricerca, link condivisi, biglietti da visita e comunicazioni email. Per questo ha un ruolo di immagine importante, con conseguenze dirette su come veniamo percepiti dagli utenti e sulla prima impressione che diamo.

Per questi motivi, un buon nome di dominio deve essere innanzitutto: breve, chiaro e facile.

Vediamo i requisiti più nel dettaglio:

  • Breve.
    Una o due parole, massimo tre se non eccessivamente lunghe.
  • Facile da scrivere.
    Evita parole con ortografia ambigua, fai attenzione ai trattini “-“, combinazioni complicate di lettere, mix confusionari di parole in varie lingue.
  • Facile da pronunciare.
    Scegli un nome che sia facile da pronunciare, nella tua lingua o/e (se il tuo servizio è internazionale) anche nelle lingue dei paesi dove fornirai i tuoi servizi.
  • Facile da ricordare.
    Evita combinazioni complicate, più il nome è naturale, più rimane in mente.
  • Comunicativo.
    Comunica chi sei o/e cosa fai, usando il tono comunicativo del brand o/e il tipo di servizio.
  • Chiaro.
    Usa sempre il formato classico con nomi composti da lettere (a-z), numeri (0-9) e trattini-“.
    Non confondere gli utenti:
    Evita: Spazi, apostrofi, accenti, caratteri speciali, lettere di alfabeti non latini (permessi nei nomi di dominio IDN, Internationalized Domain Names) e fai attenzione quando usi numeri, parole ambigue e trattini che potrebbero portare in errore gli utenti.
    Un numero, come “4”, può essere scritto anche in lettere (quattro), e un dominio con i trattini, come “il-mio-sito.it” può essere digitato anche senza (ilmiosito.it). Il cliente può sapere come scriverlo correttamente solo se è stato educato dal tuo marketing, cioè se gli hai spiegato chiaramente la forma da usare.
    L’uso di trattini multipli potrebbe risultare poco credibile (il--mio--sito.it).
    Evita di usare troppi trattini (mio-sito-professionale-online-economico.it).
  • Libero da problemi di branding.
    Verifica sempre che il dominio non contenga termini ambigui o/e trademark.
    Evita problemi legali che possono verificarsi interferendo con marchi registrati o nomi troppo simili a brand famosi, ricorda che possedere un dominio non ti dà i diritti sul marchio.

Testa la comunicabilità del nome

  1. Comunica il nome a voce, ad almeno 5 persone e vedi cosa succede.

    – Capiscono subito?
    – Sanno come scriverlo senza chiederti di ripeterlo?

    Ti chiedono cose tipo:
    Ma si scrive col trattino o senza?
    Si scrive 2 in numero o in lettera?
    Devo scriverlo con la C o con la K?

    Quando tutte le persone capiscono il nome fin da subito e riescono a scriverlo correttamente,
    senza fare domande, il test è superato.

  2. Controlla che il nome non abbia doppi significati indesiderati o imbarazzanti;
    Nella tua lingua (Italiano) e se hai un progetto internazionale, anche in tutte le principali lingue usate dai tuoi clienti (Inglese ecc.).
    Puoi verificare facilmente usando un traduttore, chiedendo a una AI o cercando il nome su internet.
Il punto di vista del Web Marketing.

Il nome dal punto di vista del Web Marketing

Specialmente in ambito professionale, il nome di dominio deve comunicare l’identità, la personalità del brand (o del professionista) portando l’attenzione sul tipo di servizio offerto o/e sul beneficio principale che ci contraddistingue dalla concorrenza, eseguendo il tutto con il giusto tono comunicativo.

I nomi brandable (che identificano un brand o un marchio) sono fortemente distintivi e composti da parole inventate (Zalando, Spotify) o combinazioni originali di termini legate ai servizi offerti (Mailchimp, SoundCloud) che risultano uniche e memorabili. Questo approccio dà maggiore flessibilità se in futuro si amplia l’offerta di servizi, ma è più impegnativo dal punto di vista del marketing, perché il nome da solo non spiega di cosa si occupa il brand.

I nomi descrittivi invece, raccontano chiaramente di cosa si occupa la nostra attività, mettendo in evidenza servizio, settore e quando serve, anche la località (idraulicomilano.it, corsicucinaonline.it). Questo approccio è molto usato perché può favorire il posizionamento SEO (Search Engine Optimization) sulle ricerche che ci riguardano e attirare persone in target dai motori di ricerca e dai social network, ma ha il difetto di risultare spesso generico e di mettere in secondo piano il brand, che rischia di non distinguersi davvero.

Usare un nome brandable è preferibile quando ci si pone l’obiettivo di costruire nel tempo un brand forte e duraturo, con un’ampia presenza sul mercato. Un nome descrittivo invece, è spesso la scelta migliore per le piccole attività che non hanno ancora un brand riconosciuto e che hanno bisogno, prima di tutto, di spiegare in modo chiaro quello che fanno.

Quanto conta la SEO nel nome di dominio?

Il dominio è solo uno dei tanti fattori che possono influenzare la SEO (ottimizzazione per i motori di ricerca), può aiutare, ma non è l’unico responsabile del posizionamento. Avere una keyword nel dominio (ad esempio “idraulico”, “dentista”, “fotografo”) può aiutare l’utente a capire subito di cosa si occupa il sito con un piccolo effetto sulla pertinenza percepita, ma usare parole chiave nel dominio non garantisce un buon posizionamento.

Per posizionarsi in prima pagina sui motori di ricerca non basta usare le parole chiave giuste: è necessario soddisfare molti requisiti diversi. Tra i più importanti troviamo:

  • Qualità dei contenuti
    Le pagine devono essere chiare e ricche di informazioni utili all’utente.
  • Struttura del sito
    Il sito deve avere una struttura logica, con pagine organizzate in modo chiaro e facilmente raggiungibili.
  • Link in ingresso
    È importante avere collegamenti che puntano al nostro sito da altri siti web autorevoli e affidabili.
  • Esperienza Utente
    Il sito deve essere facile da navigare, veloce nei caricamenti e accessibile al maggior numero di utenti, anche da dispositivi mobili.

Al giorno d’oggi usare domini EMD (Exact Match Domain), cioè con nomi identici alle keyword cercate dai clienti (ad esempio assicurazioniroma.it, hotelvenezia.it), potrebbe dare qualche vantaggio su ricerche specifiche, ma non è una scorciatoia per scalare le SERP (Search Engine Results Page), le pagine dei risultati dei motori di ricerca.

Dal punto di vista SEO la qualità complessiva del sito è molto più importante delle singole parole chiave: non ha senso inserire tante keyword sacrificando la qualità del nome. Meglio scegliere un dominio che aiuti davvero le persone a capire chi sei e che cosa fai, e lavorare sui contenuti per ottenere un buon posizionamento.

Ha senso il nome della città nel dominio?

Per quanto riguarda la SEO delle attività locali (ristoranti, studi professionali, artigiani, negozi fisici), inserire il nome della città nel dominio può essere una buona idea quando si è certi che il business rimarrà prevalentemente locale e si vuole comunicare da subito il legame con il territorio.

Per alcune attività può essere molto utile inserire il nome della città nel dominio (tipo dentistafirenze.it, pizzeriaroma.it), perché gli utenti che cercano attività nella propria zona cercano proprio combinazioni come “servizio + città”.

Questo approccio funziona bene soprattutto quando operi in un’unica area geografica; se però hai più sedi o lavori a livello regionale o nazionale è preferibile usare un nome geograficamente più generico e usare delle pagine specifiche del sito per il posizionamento locale. Ad esempio, il sito idroservice.it potrebbe avere delle pagine locali chiamate Idraulico a Milano - IdroService, Idraulico a Monza – IdroService.

Le estensioni, cosa sono e che ruolo hanno.

Le estensioni, cosa sono e che ruolo hanno

Le estensioni, o TLD (Top Level Domain), sono la parte finale del dominio, quella che si trova dopo il punto (come .it, .com, .org, ecc.). Insieme al nome di dominio influiscono fortemente sulla percezione del progetto: le persone si fanno un’idea del sito anche solo leggendo o ascoltando il suo nome.

Le tre tipologie di estensioni:

  • Classiche
    Estensioni storiche (gTLD Legacy) sono autorevoli e riconosciute a livello globale.
    Ad esempio: .com, .net, .org, ecc.
  • Moderne
    Estensioni più recenti (New gTLD) in genere più descrittive e utili nello spiegare di cosa si occupa il sito.
    Ad esempio: .shop, .tech, .app, ecc.
  • Geografiche
    Estensioni Country Code (ccTLD) sono nate come riferimento a paesi e aree geografiche.
    Ad esempio: .eu, .it, .de, ecc.

Esistono oltre 1.500 estensioni di dominio ufficialmente disponibili e registrate a livello globale e questo numero è in costante aumento grazie alle nuove estensioni gTLD di primo livello approvate dall”ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers).

Esiste un elenco ufficiale di tutte le estensioni di dominio attive, il Root Zone Database, pubblicato dall’IANA (Internet Assigned Numbers Authority, parte dell’ICANN). Sono i vari provider, i fornitori di servizi web, a decidere quali estensioni di questa lista mettere in vendita: di conseguenza, su provider diversi potresti trovare disponibilità di estensioni differenti e prezzi diversi.

Le estensioni più famose

Tra le estensioni generiche storiche (gTLD legacy), troviamo:

  • .com : La più importante a livello internazionale, lo standard mondiale per le attività commerciali e per chi vuole un’immagine autorevole.
  • .net : Creata in origine per aziende tecnologiche e di rete, ora rimane tra le più popolari per progetti digitali e i servizi online.
  • .org : Utilizzato principalmente da organizzazioni ed enti no-profit.
  • .biz : Nata per le attività commerciali, le aziende e il mondo dell’impresa (è l’abbreviazione di business).
  • .info : Per siti web informativi, risorse, blog, magazine online o siti che forniscono dati specifici.

Tra le nuove estensioni generiche (New gTLD), troviamo:

  • .xyz : Il punto di riferimento per il mondo Web3, le criptovalute e le startup tech (e Google).
  • .online : Apprezzata per la versatilità è usata quando si vuole sottolineare la presenza digitale.
  • .shop e .store : Nel settore e-commerce sono apprezzate per la semplicità nell’identificare i negozi.
  • .site : Utilizzata spesso per siti personali o aziendali come alternativa al .com .
  • .top : Spesso scelta per comunicare eccellenza e qualità sui vari mercati internazionali.
  • .app, .dev e .tech : Sono tra le estensioni preferite dagli sviluppatori.
  • .blog : Creato specificamente per blogger, testate giornalistiche e narrazione personale.

Tra le estensioni geografiche (ccTLD), troviamo:

.cn (Cina), .eu (Europa), .us (Stati Uniti d’America), .uk (Regno Unito), .de (Germania), .it (Italia), .es (Spagna), .fr (Francia), .nl (Paesi Bassi), .me (Montenegro), .re (Isola della Réunion), .tk (Isole Tokelau), .co (Colombia), .io (Territorio Britannico dell’Oceano Indiano).

Alcune estensioni geografiche sono usate in modo generico.
Scegliere un’estensione geografica non significa sempre limitarsi a un singolo Paese: alcuni domini nati come country code (ccTLD) sono ormai percepiti come estensioni generiche. Un esempio è .io, molto diffuso tra startup e progetti tecnologici perché ricorda l’espressione “I/O” (input/output). Un altro caso è .co, utilizzato spesso come alternativa a .com da varie startup e realtà digitali.

Anche l’estensione .tk è usata da molti siti di ogni tipo, soprattutto perché spesso viene concessa gratuitamente. Questa caratteristica potrebbe sembrare vantaggiosa, ma in realtà le ha dato una reputazione negativa, dato che è stata l’estensione di molti siti di spam e di bassa qualità.

I limiti (percettivi) delle nuove estensioni generiche

Per quanto riguarda le nuove estensioni generiche (gTLD), va considerato che una parte degli utenti non è ancora abituata a usare queste estensioni (come .art, .club, .click, ecc.). Ne consegue che alcuni danno ancora per scontato che i siti “seri” abbiano solo domini tipo .com o .it.
Finché queste persone non prenderanno confidenza con le nuove estensioni, potrebbero trovarle strane, poco familiari o meno affidabili. Se il tuo pubblico non le conosce, una parte dei visitatori potrebbe guardare al sito con un po’ di diffidenza. È importante ispirare fiducia negli utenti: per questo, se vuoi usare queste estensioni, è fondamentale capire se sono gradite dal pubblico che vuoi raggiungere.

Dal punto di vista SEO, nella maggior parte dei casi i nuovi TLD sono trattati come normali estensioni generiche, senza vantaggi immediati rispetto ai classici .com o .it. Nel web moderno, quando si parla di posizionamento sui motori di ricerca, contano sempre di più la qualità dei contenuti e del sito.

Come scegliere l’estensione giusta

Scegli l’estensione del sito in base al tuo pubblico di riferimento.
L’estensione può far apparire il sito come locale o internazionale, generalista o specialistico, più o meno affidabile: per questo è importante che sia coerente con le persone che vuoi raggiungere e i valori che vuoi trasmettere.

  • Dove sono i miei clienti?
    Ad esempio: Se sono in Italia .it , se sono nel mondo .com .
  • Voglio usare un’immagine più istituzionale o di settore?
    Ad esempio: Se ho un negozio online, posso usare .com oppure .shop, .store, .tech .

Dovrei acquistare lo stesso dominio con estensioni diverse?

Spesso le aziende fortemente interessate a mantenere una solida reputazione del proprio marchio, eseguono operazioni di Brand Protection acquisendo più estensioni per il loro brand. In questo modo proteggono il marchio da terzi che potrebbero registrare lo stesso nome con estensioni differenti.

Ad esempio
Se ho un progetto ambizioso potrei guardare a lungo termine e registrare fin da subito più domini con diverse estensioni per il mio brand, ad esempio: miobrand.it, miobrand.com e miobrand.eu . Una volta scelto il dominio principale rendo operativo il sito su questo e imposto dei redirect sugli altri che ho acquisito, quindi se il mio sito è su miobrand.com farò in modo che chi arriva su miobrand.it o miobrand.eu venga trasportato automaticamente su miobrand.com .

Avere un dominio registrato con più estensioni alza i costi, soprattutto per quanto riguarda le nuove TLD che hanno generalmente costi annuali più alti. Il giusto approccio è avere una strategia e registrare esclusivamente ciò che serve davvero e che è possibile mantenere nel lungo periodo.

Il metodo: Come trovare il nome di dominio

Vediamo ora un percorso pratico da seguire passo dopo passo, che ti aiuti a trovare il nome giusto senza perdere tempo.

1. Chiarisci gli obiettivi e il pubblico

Prima di cercare i nomi, chiarisciti le idee con queste domande:

  • Che tipo di sito vuoi creare? Un blog personale, sito aziendale.
  • Dove sono i tuoi clienti? Nella tua città, solo in Italia, in Europa, nel mondo.
  • Pensi che il progetto crescerà a lungo temine?
  • Ci sono già siti concorrenti? Fai una ricerca.

Chiarendo le dimensioni del progetto e il livello di concorrenza riuscirai a fare chiarezza sul tipo di nome da usare (brandable o descrittivo):

  • Un nome di brand unico è ideale se la tua strategia è costruire un’immagine solida online, accettando un maggiore sforzo iniziale di marketing per associare il nome del nuovo brand al tuo settore.
  • Un nome descrittivo è più adatto se vuoi spingere da subito il tuo servizio e provare a comparire nelle ricerche

Infine, in base alla posizione dei tuoi clienti e alle tue aspettative di crescita capirai se è più indicato usare un dominio nazionale (.it), internazionale (.com) o un’altra estensione che reputi più coerente.

2. Raccogli parole chiave e idee

Raccogli tutti i termini che ti vengono in mente legati alla tua attività e al servizio che vuoi presentare o offrire con il tuo sito.
Ad esempio, potresti scrivere:

  • Il tuo nome e cognome (se stai sviluppando un brand personale) oppure il nome della tua attività.
  • Il servizio principale (es. idraulico, fotografo, consulente marketing).
  • I benefici chiave che dai ai clienti, ciò che ti distingue dalle altre attività (es. veloce, sicuro, facile).
  • La città o la località in cui dai i tuoi servizi, se sei presente principalmente in un’area specifica.

L’obiettivo è mettere nero su bianco le idee, iniziando a dare concretezza al progetto: crea una lista di almeno una decina di parole, senza giudicarle.

3. Prova e cerca le combinazioni migliori

Ora lasciati guidare dall’istinto e combina le parole che hai trovato in vari modi. Mentre sperimenti, fai attenzione alla loro musicalità, a come “suonano” e alle immagini e sensazioni che evocano.

Prova a combinare il tuo nome di persona o azienda con dei termini usati nel tuo settore, servizi e benefici che dai ai clienti e la località geografica dove sei attivo.

Ci vuole un po’ di fantasia, specialmente se non sei allenato, non metterti fretta e pressione, spesso può volerci qualche giorno per far arrivare le idee.

Se sei in difficoltà puoi farti aiutare da:

  • Una o più IA, chiedendo di combinare o suggerire nuove parole (mi raccomando, può aiutarti a trovare e proporti nuove possibilità, ma non deve prendere decisioni al posto tuo).
  • Strumenti online per trovare sinonimi e contrari o parafrasare e riformulare il testo.

Il cervello lavora sempre, anche mentre fai altro, quindi è normale che nuove combinazioni e idee arrivino quando meno te lo aspetti o quando sei a riposo. Durante questo periodo di ricerca, tieniti pronto ad aggiungere alla lista tutte le idee che ti vengono in mente.

Una volta raccolte tutte le idee, è il momento di fare una selezione.
Scarta tutti i nomi che non rispettano i parametri di scelta del nome di dominio.
Riassumendo, elimina dalla lista tutti i nomi che:

  • non sono brevi,
  • non sono facili da scrivere o pronunciare o ricordare,
  • non hanno personalità o non sono comunicativi,
  • non sono chiari e possono creare confusione nella scrittura,
  • possono generare problemi di brand e legali perché simili a marchi già esistenti.

Per te è importante la presenza sui social network?

Se punti sui social network per parlare al tuo pubblico, la soluzione migliore dal punto di vista comunicativo è usare nomi di dominio, profili social e altre presenze online coerenti e facili da ricordare.

Scegliendo un nome di dominio libero anche sui social, eviterai di essere costretto a creare canali con nomi complicati solo perché la versione migliore, quella semplice, non è disponibile. Ad esempio, se il tuo sito è brand.it, evita di chiamare i tuoi canali (su Instagram, YouTube, ecc.) con nomi complessi, tipo 101_brand_it_official_26.

Esegui quindi un controllo sui principali canali e scarta dalla tua lista i nomi identici o molto simili a profili già esistenti.

La selezione finale dovrebbe contenere massimo 3-5 nomi, quelli che ti sembrano migliori.

4. Verifica la disponibilità del dominio

Una volta individuati i nomi di dominio è il momento di verificare se sono liberi (disponibili).
Puoi eseguire il controllo tramite:

  • Motori di ricerca di domini liberi
    Questi strumenti verificano rapidamente la disponibilità di un nome su più domini.
    Per trovarli apri un motore di ricerca e cerca “domini liberi” o “free domains”.
  • Servizi di registar e provider di hosting
    Questi sono siti delle aziende accreditate, nazionali e internazionali, che gestiscono le registrazioni dei nomi di dominio e l’infrastruttura tecnologica (hosting) per mettere online i siti web.
    Per trovarli apri un motore di ricerca e cerca “registrazione domini” o “domain registration“.

Una volta arrivato su uno di questi siti, usa il loro motore di ricerca domini inserendo i nomi che hai selezionato e segui le istruzioni: controlla se il nome di dominio, con l’estensione che hai scelto, è disponibile.

Se il dominio (nome + estensione) risulta libero è acquistabile. Ottimo! Hai trovato un candidato.

Invece, se il nome è occupato:

  • Valuta leggere variazioni del nome, aggiungendo una parola o cambiando l’ordine dei termini.
  • Prova un’estensione diversa ma sempre coerente con il progetto e con il tuo pubblico.

La maggior parte dei nomi è in vendita diretta, ma alcuni domini sono acquistabili solo contattando il proprietario e negoziando il prezzo. Di solito questo accade con i domini registrati da aziende di brokeraggio che, dopo aver individuato un potenziale valore di mercato in un nome, lo comprano per poi rivenderlo a un prezzo maggiorato. In questi casi, se sei disposto a “investire” anche cifre importanti, puoi aprire una negoziazione via email; altrimenti scarta questo tipo di domini e considerali come occupati.

5. Controlli finali prima di registrare il dominio

Se ti trovi indeciso tra 2–3 alternative potresti chiedere un parere (a colleghi, amici o clienti fidati) o fare un piccolo sondaggio tra persone che rappresentano il tuo pubblico ideale. Uno sguardo esterno può far emergere punti deboli o punti di forza che da soli non notiamo.

Prima di registrare il dominio

Chiediti se hai davvero considerato tutti gli aspetti che abbiamo trattato in questa guida:

Checklist per la verifica finale

Se hai assimilato bene tutti i concetti riportati in questo articolo, puoi usare questa checklist veloce per fare l’ultimo controllo prima dell’acquisto.

  • Il nome è breve e facile da pronunciare?
  • Il nome è facile da scrivere, senza ambiguità?
  • È un nome che si distingue e rimane in mente?
  • Comunica bene chi sei o di cosa si occupa il progetto?
  • Il nome è coerente con l’immagine della tua attività e con il pubblico a cui ti rivolgi?
  • L’estensione che hai scelto è coerente con il pubblico e il progetto?
  • Il nome non è troppo simile a marchi registrati o brand famosi?
  • È un nome utilizzabile con semplicità sui social network?
  • Hai testato il nome con alcune persone e non ha creato confusione?

Se puoi rispondere sì a questi punti, il dominio che hai scelto è probabilmente una buona scelta.

Conclusioni: Una scelta ragionata

Scegliere il nome di dominio del tuo sito web è una decisione che potrebbe accompagnarti per anni: non deve essere né una scelta istintiva né un ostacolo insormontabile, ma una scelta ragionata.

In questo articolo hai ricevuto le basi tecniche e di copywriting che ti permettono di avere un punto di vista più oggettivo e trovare un nome di dominio adatto al tuo progetto. Ora non ti resta che prenderti il tempo necessario, iniziare la ricerca e lasciare maturare le idee. Con queste basi potrai muoverti con maggiore sicurezza e, in tempi brevi, scegliere un nome adatto al tuo sito e registrare il dominio.

Come scegliere l’hosting per il tuo sito web

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Scegliere l’hosting è una delle decisioni più importanti quando vuoi pubblicare un sito web.
Orientarsi tra i vari piani proposti dai provider può essere difficile, soprattutto se è il tuo primo sito.
In questa guida vediamo, passo per passo, come orientarci e scegliere l’hosting adatto ai nostri progetti in modo pratico, considerando le caratteristiche che realmente fanno la differenza per il nostro caso.

Indice

Le basi: Cosa sono hosting, dominio e CMS.

Hosting, dominio e CMS vengono spesso acquistati insieme, per non fare confusione,
andiamo a vedere in breve, cosa sono e a cosa servono:

  • Dominio
    È l’indirizzo del tuo sito (ad esempio il-tuo-sito.it), ovvero il nome univoco con cui sei riconoscibile su internet e che le persone digitano per trovarti.
  • Hosting
    È lo spazio online dove sono salvati i file del tuo sito e dove sono gestiti i servizi che lo fanno funzionare (come database ed email).
    Questo spazio si trova su un server, che è un computer sempre acceso e connesso a Internet.
  • CMS
    È il software che ti permette di gestire il sito in autonomia, senza che tu sappia programmare.
    Esistono soluzioni adatte a ogni esigenza, dai siti generici ai negozi online.

Scegliere tra Hosting Linux o Windows?

Scegliere tra Hosting Linux o Windows?

Quasi tutti i provider propongono almeno due grandi famiglie di hosting: Linux e Windows.

Perché scegliere l’hosting Linux

Linux è lo standard per i siti web in PHP e supporta nativamente CMS come WordPress (con o senza WooCommerce), Joomla, Drupal, PrestaShop, Magento e tantissimi altri CMS e web app.
PHP è il principale linguaggio di programmazione con cui sono scritte le applicazioni web su Linux.

Ad esempio:
Se vuoi creare un sito con WordPress (o con un altro CMS in PHP), nella stragrande maggioranza dei casi la scelta giusta è un hosting Linux.

Molti CMS per server PHP (come WordPress) richiedono anche un database MySQL per funzionare.
Nei piani di hosting Linux questo database spesso è già incluso.

Perché scegliere l’hosting Windows

L’hosting su Windows è pensato soprattutto per chi usa tecnologie Microsoft come ASP / ASP.NET e MS SQL Server e applicazioni sviluppate apposta per girare su IIS e ambiente Windows.
( IIS è il web server di Microsoft, incluso nelle edizioni server di Windows. )

Rappresenta un server alternativo a Linux e non offre vantaggi particolari per i CMS scritti in PHP (WordPress, Joomla, ecc.), che nascono ottimizzati per Linux.

Se non hai bisogno di ASP.NET o di un database MSSQL, probabilmente NON ti serve un hosting Windows.

Scegliere il CMS: WordPress e gli altri.

Un CMS (Content Management System) è un software che ti permette di gestire il sito tramite una interfaccia grafica (come un pannello di controllo), senza scrivere codice.

Ad esempio, si occupa di:

  • Creare pagine e articoli, menu di navigazione.
  • Caricare immagini, documenti e file di vario tipo.
  • Gestire utenti, registrazioni, commenti.
  • Cambiare la grafica tramite l’adozione di temi e configurazioni.
  • Aggiungere funzionalità al sito in modo nativo e tramite add-on e plugin,
    ad esempio: form di contatto, email, negozio online.

I CMS che si trovano più spesso nei listini dei pacchetti di hosting sono:

  • CMS generici: WordPress, Joomla, Drupal.
  • CMS per siti e-commerce: PrestaShop, Magento e WooCommerce.

    Anche se WooCommerce spesso compare nel nome dei piani di hosting, in realtà non è un CMS ma un plugin per WordPress. Quando troviamo un piano “hosting WooCommerce” stiamo parlando di un sito con CMS WordPress che vende prodotti tramite plugin WooCommerce.

Quando un hosting porta il nome del CMS (es. Hosting WordPress) significa che il piano è tecnicamente compatibile e ottimizzato per quel sistema, questo tipo di piani sono pensati soprattutto per aiutare gli utenti meno esperti. Se li acquisti troverai un hosting già configurato, spesso con CMS preinstallato o procedura di installazione semplificata “passo passo” e supporto tecnico preparato per quel CMS.

Invece, acquistando un piano di hosting generico (come “Hosting Linux”) andranno eseguite manualmente tutte le operazioni richieste per l’installazione del CMS, ad esempio:

  • Scaricare i file del CMS dal sito dello sviluppatore.
  • Creare manualmente il database e impostare tutte le impostazioni necessarie al CMS
    dal pannello di controllo dell’hosting (cPanel o simile).
  • Caricare i file del CMS via FTP sul proprio hosting.
  • Eseguire l’installazione del CMS a mano, impostando parametri tramite editor di testo (quando richiesto), seguendo le procedure di installazione descritte dagli sviluppatori del CMS.

Spesso un professionista esperto preferisce avere il pieno controllo dell’installazione ed eseguire tutta la procedura manualmente, questa di solito non è un’operazione difficile se sai come farla.
Per fare tutto da solo segui la guida dedicata sul sito degli sviluppatori del tuo CMS.

Perché WordPress è la scelta più diffusa.

Oggi WordPress è il CMS più usato al mondo, ma perché quasi tutti scelgono WordPress?
Ci sono diversi vantaggi, e non solo per i principianti:

Perché WordPress è la scelta più diffusa.
  • Facilità d’uso
    Interfaccia abbastanza intuitiva, con tantissime guide e tutorial.
  • Plugin
    Migliaia di plugin per aggiungere funzionalità, come: moduli di contatto, e-commerce (es. WooCommerce), SEO (ottimizzazione per i motori di ricerca), multilingua, aree riservate e molto altro.
  • Temi (template grafici)
    Enorme scelta di temi gratuiti e a pagamento, per quasi ogni tipo di sito.
  • Grande community
    Su forum, gruppi Facebook, blog, canali YouTube e documentazione è facile trovare le soluzioni ai problemi o l’ispirazione.
  • Tantissimi sviluppatori
    Molti professionisti, sviluppatori e agenzie lo conoscono, quindi se hai bisogno di un aiuto tecnico o vuoi sviluppare qualcosa, sarà più facile trovare qualcuno in grado di farlo.

Per questi motivi, se non hai esigenze tecniche particolari e ti serve un sito gestibile anche da persone non tecniche, WordPress è spesso la scelta più logica.

Scegliere l’hardware, l’infrastruttura di Hosting.

Abbiamo visto i piani di hosting tenendo conto dei sistemi operativi (Linux e Windows) e dei CMS,
ma per avere un punto di vista consapevole, soprattutto riguardo alle prestazioni e ai limiti di un piano, dobbiamo conoscere il tipo di infrastruttura di hosting “hardware” che ospita il sito.

Nei piani di hosting, troviamo riportati nel titolo e/o nelle specifiche dei piani, tre tipi di hosting: Condiviso, VPS/Cloud Server, Server dedicato.

La scelta del tipo di infrastruttura dipende molto dalle prestazioni di cui abbiamo bisogno, le prestazioni richieste possono cambiare nel tempo e di solito si cambia tipo di hosting quando non bastano più (condiviso → VPS → dedicato) o quando ci sono richieste tecniche particolari.

Perché scegliere l’hosting condiviso.

L’hosting condiviso è la soluzione più economica, qui più siti web condividono le risorse dello stesso server, CPU, RAM, e spazio su disco sono limitati e condivisi tra più siti. Questa è spesso la soluzione perfetta per blog, siti vetrina, piccoli siti aziendali ed e‑commerce di piccole dimensioni.

Un provider di qualità fornisce solo hosting condivisi con specifiche sufficienti a questo tipo di siti:

  • Risorse CPU, RAM, I/O adeguate.
  • Quote di spazio adeguate e dischi SSD o SSD NVMe.
  • Configurazione del server curata (cache, PHP aggiornato, pannello hosting cPanel o simile).
  • Aggiornamenti, sicurezza e manutenzione dell’infrastruttura eseguita dal provider.

Un hosting Linux condiviso compatibile con WordPress (per un sito aziendale/e‑commerce di dimensioni medio/piccole) spesso è la scelta migliore e ha il grande vantaggio di essere gestito dal provider, in questo modo il provider pensa al server e tu puoi concentrarti solo sul tuo sito.

Perché scegliere l’hosting VPS/Cloud Server.

Un VPS (Virtual Private Server) o Cloud server è un server virtuale con risorse dedicate (CPU, RAM, spazio) riservate solo a te; ha senso usare questo tipo di hosting con siti molto trafficati o che hanno: picchi di utenza importanti, esigenze tecniche specifiche, necessità di gestire progetti che consumano molte risorse.

Rispetto all’hosting condiviso permette un controllo maggiore (puoi personalizzare di più la configurazione), prestazioni più stabili (dato che le risorse non sono “divise” con molti altri siti), maggiore libertà d’azione (puoi installare software aggiuntivo e fare configurazioni particolari).
Gestire questo tipo di hosting richiede competenze tecniche o un servizio di hosting gestito che si occupi del server al posto tuo.

Perché scegliere l’hosting su Server Dedicato.

Con un server dedicato hai un server fisico intero solo per i tuoi siti.

Questa soluzione permette il massimo controllo e “potenzialmente” le massime prestazioni ed è la soluzione scelta dai grandi e‑commerce, portali con tantissimo traffico e progetti con requisiti particolari di integrazione e sicurezza. Mantenere questo tipo di hosting ad-hoc richiede competenze sistemistiche o un servizio di hosting gestito.

Le caratteristiche del giusto piano di hosting.

Una volta chiarita la differenza tra hosting Linux e Windows, il CMS che andremo a usare, la differenza tra hosting condiviso, VPS/cloud e server dedicato, abbiamo chiara la visione d’insieme che ci permette di capire il tipo di hosting più adatto al nostro progetto e al nostro budget di spesa.

Le caratteristiche del giusto piano di hosting.

Per maggiore chiarezza, raccogliamo tutte le offerte dei piani di hosting in 4 macro categorie:

  • hosting base: economico e adatto ai siti più semplici.
  • hosting professionale: adatto a siti aziendali e progetti che crescono e piccoli negozi.
  • hosting e-commerce: adatto a negozi online con alto traffico di utenza.
  • hosting ad alte prestazioni: adatto a siti grandi che erogano servizi ad un alto numero di utenti.

E ora vediamo concretamente quali caratteristiche dovrebbe avere ogni tipo di piano.

Cosa dovrebbe avere un Hosting Base (Economico).

Adatto a blog personali con alcuni articoli pubblicati, siti vetrina (per professionisti, e piccole attività locali come un artigiano, un parrucchiere o un ristorante. Siti che hanno massimo 4/5 pagine o sezioni (come la pagina di presentazione di un freelance con un modulo contatti), una landing page o piccole presentazioni (vendita e/o presentazione di prodotti e servizi).

Il prezzo di un hosting base si colloca indicativamente a circa 20–40 EURO/anno + IVA.

La variazione del prezzo dipende soprattutto dalla quantità di spazio incluso, numero caselle email, database, funzioni extra come backup, sicurezza, pannello di configurazione hosting (es. cPanel).

Cosa dovrebbe avere l’hosting base (il minimo):

  • Hosting Linux condiviso.
  • 1 dominio collegabile o incluso (meglio).
  • Almeno 5GB di spazio su disco SSD/NVMe.
  • Traffico illimitato.
  • Almeno 1 database MySQL su disco SSD/NVMe.
  • Almeno 3/5 caselle email per il dominio.
    Di solito si usa almeno 1 mail per la casella info@il-tuo-sito.it.
  • Anti malware, antivirus, antispam.
  • Certificato SSL gratuito (es. Let’s Encrypt, per usare il protocollo HTTPS).
  • Backup automatici temporizzati, meglio se giornalieri.
  • Pannello di controllo semplice (cPanel o simile).
  • Installazione facilitata del CMS (consigliato agli utenti inesperti).
  • Migrazione Autonoma (consigliato agli utenti inesperti che hanno già un sito e vogliono cambiare hosting).

Cosa dovrebbe avere un Hosting Professionale.

Adatto a siti aziendali di studi professionali, PMI, agenzie (come un sito aziendale con blog, area news, form di contatto e altri tipi, area di download), blog con traffico consolidato (un sito con molti articoli che generano visite regolari, ad esempio un blog di settore con migliaia di visite al mese), siti con più autori, più lingue, più sezioni e funzionalità (come un sito con 2/3 lingue con molte pagine e contenuti multimediali), progetti dove il downtime (periodi dove il sito risulta irraggiungibile), le prestazioni e la sicurezza contano di più (business online, applicazioni cloud leggere).

Il prezzo di un hosting professionale si colloca indicativamente a circa 70–200 EURO/anno + IVA.

In questa fascia iniziamo a trovare tutti i piani ottimizzati per i vari CMS, alcuni di questi “gestiti“.
Oltre a essere ottimizzato per funzionare con il CMS scelto, un piano gestito dovrebbe eseguire autonomamente le operazioni di manutenzione. Ad esempio un hosting WordPress gestito di solito si occupa di aggiornare automaticamente CMS, temi e plugin.

Cosa dovrebbe avere l’hosting professionale:

  • Hosting Linux condiviso.
  • 1 dominio collegabile o incluso (meglio).
  • Almeno 20-50GB di spazio su disco SSD/NVMe.
  • Traffico illimitato.
  • Almeno 10-20 database MySQL su disco SSD/NVMe.
    Probabilmente ne usarai almeno 1 per il CMS.
  • Almeno 30-50 caselle email per il dominio.
    Di solito si usa almeno 1 mail per la casella info@il-tuo-sito.it.
  • Anti malware, antivirus, antispam.
  • Certificato SSL gratuito (es. Let’s Encrypt, per usare il protocollo HTTPS).
  • Backup automatici temporizzati, meglio se giornalieri.
  • Pannello di controllo semplice (cPanel o simile).
  • WordPress o altro CMS preinstallato e gestito,
    se stiamo valutando un hosting per CMS (tipo “Hosting WordPress”):
    Installazione e trasferimento del CMS in pochi click.
    Aggiornamenti automatici del CMS e delle add-on (plugin e temi).
    Add-On principali (plugin su WordPress) già installate dal provider (per gli utenti meno esperti).
  • Cache lato server per aumentare le prestazioni.
  • Strumenti avanzati disponibili dal pannello di controllo: (plus gradito, dipende dal vostro uso).
    – Accesso SSH, WP-CLI, GIT per creare ambienti di sviluppo.
    – Staging facilitato, per provare le modifiche al sito prima di pubblicarle live.
  • SiteBuilder AI (plus gradito).
    Questo sistema permette di costruire il sito velocemente; l’utente inesperto può creare il sito con maggiore facilità, l’utente esperto può risparmiare tempo.

Cosa dovrebbe avere un Hosting E‑commerce.

Un hosting pensato esclusivamente per negozi online basati su CMS come WordPress + WooCommerce, PrestaShop o Magento (potrebbe essere un negozo di abbigliamento o di prodotti di un certo tipo, artigianali, corsi, abbonamenti), siti con pagamenti online che gestiscono ordini, clienti e magazzino, in generale quei negozi online che puntano ad avere un traffico medio/alto e con solide prospettive di crescita.

Su questa tipologia di siti velocità, sicurezza e affidabilità sono centrali, perché il sito genera fatturato.
Per questo il tipo di siti è di fondamentale importanza scegliere un’infrastruttura hardware adatta a quanto richiesto dal progetto.

Il prezzo di un hosting e-commerce:
– In hosting condiviso si colloca indicativamente a circa 140–400 EURO/anno + IVA.
– In hosting VPS/Cloud si colloca indicativamente a circa 800-2000 EURO/anno + IVA.

Se confrontiamo una soluzione in hosting condiviso (economica) e una con VPS/Cloud (più costosa ma performante) le prestazioni e i prezzi cambiano moltissimo.

Cosa dovrebbe avere l’hosting e-commerce:

  • Hosting Linux condiviso o VPS/Cloud con limiti elevati.
  • 1 dominio collegabile o incluso (meglio).
  • Almeno 80-100GB di spazio su disco SSD/NVMe.
  • Traffico illimitato.
  • Almeno 50 database MySQL su disco SSD/NVMe.
    Probabilmente ne usarai almeno 1 per il CMS.
  • Almeno 50-100 caselle email per il dominio.
    Di solito si usa almeno 1 mail per la casella info@il-tuo-sito.it.
  • Anti malware, antivirus, antispam.
  • Certificato SSL gratuito (es. Let’s Encrypt, per usare il protocollo HTTPS).
  • Backup automatici temporizzati, meglio se giornalieri.
  • Pannello di controllo semplice (cPanel o simile).
  • WordPress o altro CMS preinstallato e gestito,
    se stiamo valutando un hosting per CMS (tipo “Hosting WordPress”):
    Installazione e trasferimento del CMS in pochi click.
    Aggiornamenti automatici del CMS e delle add-on (plugin e temi).
    Add-On principali (plugin su WordPress) già installate dal provider (per gli utenti meno esperti).
  • Cache lato server per aumentare le prestazioni.
  • Strumenti avanzati disponibili dal pannello di controllo: (plus gradito, dipende dal vostro uso).
    – Accesso SSH, WP-CLI, GIT per creare ambienti di sviluppo.
    – Staging facilitato, per provare le modifiche al sito prima di pubblicarle live.
  • SiteBuilder AI (plus gradito).
    Questo sistema permette di costruire il sito velocemente; l’utente inesperto può creare il sito con maggiore facilità, l’utente esperto può risparmiare tempo.

Cosa dovrebbe avere un Hosting ad Alte Prestazioni.

Questa fascia è riservata a progetti che richiedono molta potenza e grande affidabilità e che spesso hanno un alto numero di visitatori. Ad esempio, un grande e‑commerce con molte pagine, sezioni, aree riservate, che gestisce molti ordini e campagne marketing intense; oppure, portali editoriali come giornali online e siti di news; siti di grandi aziende che erogano servizi web, applicazioni web create ad-hoc o basate su CMS.

Il prezzo di un hosting ad alte prestazioni:
– In hosting condiviso si colloca indicativamente a circa 220–600 EURO/anno + IVA.
– In hosting VPS/Cloud si colloca indicativamente a circa 2000-7000 EURO/anno + IVA.
– In hosting su server dedicato si colloca indicativamente a partire da 1700 EURO/anno + IVA in su.

I server dedicati sono infrastrutture su misura dove a seconda della configurazione i costi dell’hosting possono salire anche molto. Anche su server dedicato è possibile acquistare soluzioni relativamente economiche (valutando il caso d’uso) ma in assenza di esigenze particolari e richiesta di potenze elevate, è quasi sempre più conveniente una soluzione su hosting condiviso o VPS/Cloud.

Premessa
Quando come in questo caso, parliamo di alte prestazioni e ottimizzazione delle risorse, le caratteristiche dell’hosting dipendono moltissimo dal tipo di progetto, ad esempio: una Web App che eroga un servizio può avere esigenze completamente diverse dal sito di una testata giornalistica o un portale video/streaming o un sito e-commerce di grandi dimensioni.

In questo caso, spesso è consigliabile farsi affiancare da un tecnico o chiedere consulenza al provider, perché entrano in gioco fattori specifici; Non esiste un hosting “migliore di tutti” ma l’hosting deve adattarsi alle caratteristiche del progetto.

Di seguito cerchiamo di identificare le caratteristiche che dovrebbero essere presenti sulla maggior parte dei siti WordPress con un alto numero di pagine e visitatori.

Cosa dovrebbe avere l’hosting ad alte prestazioni:

  • Hosting Linux Semidedicato (condiviso o VPS/Cloud) o Server Dedicato.
    Avere il proprio sito su un server condiviso con meno siti, significa avere più risorse a disposizione.
    Disporre di più quote di CPU, RAM, processi, connessioni al database, significa ridurre i tempi di caricamento e avere un sito più reattivo.
  • 1 dominio collegabile o incluso (meglio).
  • Almeno 150-200GB di spazio su disco SSD/NVMe.
  • Traffico illimitato.
  • Almeno 50 database MySQL su disco SSD/NVMe.
    Probabilmente ne usarai almeno 1 per il CMS.
  • Almeno 50-100 caselle email per il dominio.
    Di solito si usa almeno 1 mail per la casella info@il-tuo-sito.it.
  • Anti malware, antivirus, antispam.
  • Certificato SSL gratuito (es. Let’s Encrypt, per usare il protocollo HTTPS).
  • Backup automatici temporizzati, meglio se giornalieri.
  • Pannello di controllo semplice (cPanel o simile).
  • WordPress o altro CMS preinstallato e gestito,
    se stiamo valutando un hosting per CMS (tipo “Hosting WordPress”):
    Installazione e trasferimento del CMS in pochi click.
    Aggiornamenti automatici del CMS e delle add-on (plugin e temi).
    Add-On principali (plugin su WordPress) già installate dal provider (per gli utenti meno esperti).
  • Cache lato server per aumentare le prestazioni.
  • Strumenti avanzati disponibili dal pannello di controllo: (plus gradito, dipende dal vostro uso).
    – Accesso SSH, WP-CLI, GIT per creare ambienti di sviluppo.
    – Staging facilitato, per provare le modifiche al sito prima di pubblicarle live.
  • SiteBuilder AI (plus gradito).
    Questo sistema permette di costruire il sito velocemente; l’utente inesperto può creare il sito con maggiore facilità, l’utente esperto può risparmiare tempo.

Il Metodo per trovare il giusto piano di hosting.

Per trovare l’hosting giusto dobbiamo seguire la logica e porci le domande giuste:

  1. Che tipo di sito voglio fare?
  2. Ho esigenze tecniche particolari?
    • Ad esempio, se mi serve (ASP.NET, MSSQL) → devo valutare un hosting Windows.
    • Nella maggior parte dei casi un hosting Linux andrà benissimo.
  3. Voglio usare un CMS?
    • Se non ho preferenze particolari, WordPress di solito è la scelta più semplice e flessibile.
    • Se voglio usare un CMS e voglio installarlo con una procedura semplificata su un hosting già ottimizzato dal provider mi conviene acquistare un piano apposto per quel CMS.
      Ad esempio: Se voglio installare WordPress posso scegliere un piano Hosting WordPress.
    • Posso acquistare anche un piano “Hosting Linux” e installare il CMS che preferisco (a patto sia compatibile con server Linux e PHP) ma in questo caso probabilmente dovrò installarlo e impostarlo manualmente.
  4. Che tipo di infrastruttura hardware mi serve?
    • Se il progetto è nuovo e deve ancora partire, se non ho necessità specifiche,
      posso usare un hosting condiviso.
    • Se il progetto ha esigenze particolari o è cresciuto molto posso passare a un VPS/Cloud o server dedicato.

Conclusioni: Cosa hai imparato e come usarlo.

In questo percorso abbiamo messo in ordine i concetti chiave per scegliere l’hosting del tuo sito.
Prima abbiamo chiarito la differenza tra dominio, hosting e CMS, così da capire che ruolo hanno questi elementi nel funzionamento del sito web. Poi abbiamo visto le differenze tra hosting Linux e Windows e perché, in assenza di esigenze particolari, Linux è l’ideale per la maggior parte dei siti. Quindi siamo andati a vedere cosa sono i CMS, quali sono i principali e perché nella maggior parte dei casi, WordPress rappresenta la scelta più conveniente.

Una volta visto il software, siamo passati all’hardware e abbiamo imparato a riconoscere le prestazioni dell’hosting in base al tipo di infrastruttura su cui si appoggia: hosting condiviso per la maggior parte dei siti, VPS/Cloud server quando servono più risorse, server dedicato per i progetti più grandi e complessi. Ora hai gli strumenti per capire, quando ha senso scegliere l’hosting condiviso e quando invece valutare soluzioni superiori.

Poi abbiamo usato tutte le nostre conoscenze per definire in base al nostro progetto quali caratteristiche dovrebbe avere il giusto piano di hosting, definendo 4 tipi di piani in base alle nostre esigenze, hosting: base, professionale, e‑commerce e alte prestazioni.
In fine, abbiamo descritto un metodo pratico per scegliere il piano giusto, definendo le domande che dovresti porti prima dell’acquisto.

Ora hai le principali informazioni per fare una scelta consapevole.